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PINACOTECA DI FAENZA
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Anonimo romagnolo (fine XV secolo)

209

Cristo in pietà tra la Madonna e i Santi Giovanni, Pietro, Francesco e Girolamo

401.jpg

tempera su tela, fine sec. XV

cm. 104x87 (cornice di cm. 8)

proprietà Collezioni d'arte Crédit Agricole Italia

La tempera su tela sembra ridotta rispetto alla misura originale almeno da tre lati. E’ ritenuta, per tradizione, parte di uno stendardo del Monte di Pietà fondato nel 1492.

Il pigmento del colore applicato sulla tela si è consunto al punto da mettere in evidenza le tinte piatte di preparazione e il disegno dei contorni.

L’opera, depositata dalla Banca di Romagna, ha avuto una complessa storia attributiva, rimasta ancora irrisolta. Secondo l’Argnani è opera di scuola faentina e l’attribuisce a Giovan Battista Bertucci il Vecchio, Calzi lo considera “… capolavoro del glorioso Marco Melozzo…”, altri propendono per un anonimo allievo di Melozzo. Golfieri propone invece il nome di Marco Palmezzano.

Anche Corbara lo assegna ad un seguace romagnolo di Melozzo e ne sottolinea l’alta qualità dove tutto è accurato e prezioso ma con alcuni particolari alti, come il disegno rapido e disinvolto che delinea le figure e la capigliatura del San Giovanni sciolta e lucente.

Altri particolari che il Corbara ha sottolineato per evidenziare la mano del pittore sono le scriminature dei lisci capelli nel Cristo, la sua corona intrecciata di grosso stelo, la barbetta bifida arricciata e lo stesso suo sinuoso contorno dei fianchi.

Per la Madonna oltre a notare il soggolo monastico, Corbara ha evidenziato la fermezza di sentimento e la vicinanza agli influssi delle maestose pale di Ercole Roberti. Particolare anche l’espressione di dolore trasognato di San Giovanni, comunque reso quasi di maniera.

In basso vi è la veduta di una città, identificata con Faenza ma anche per altri particolari con Forlì, e agli angoli vi sono le teste di San Pietro, protettore della città, San Francesco e San Girolamo, Santi della Chiesa dove ebbe la prima sede il Sacro Monte di Faenza, ovvero nel convento dei frati francescani osservanti con la chiesa dedicata a San Girolamo.

N. inv. 209

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