Salta navigazione
PINACOTECA DI FAENZA
[t] Apri la barra con i tasti di accesso   [x] Nascondi la barra con i tasti di accesso   [1] Contrasto normale   [2] Contrasto elevato   [3] Testo medio   [4] Testo grande   [5] Testo molto grande   [n] Vai alla navigazione principale   [p] Vai al contenuto della pagina   [h] Home page

Contenuto principale

Giovanni Battista Ramenghi, detto Bagnacavallo il Giovane (Bologna, 1521 - 1601)

157

Discesa dello Spirito Santo con i Santi Petronio e Gregorio Magno

905.jpg

olio su tavola, 1567

cm.  340x220

dall'oratorio della Confraternita dello Spirito Santo di Bologna, 1882 

Giovanni Battista Ramenghi, detto Bagnacavallo il Giovane, si formò nell’ambito della cultura bolognese post raffaellesca, seguì la parabola manieristica e assistette al sorgere delle novità carraccesche, svolgendo il suo apprendistato nella bottega del padre.
Questa tavola fu eseguita nel 1567 per l’Oratorio della Confraternità dello Spirito Santo a Bologna. Nel 1798 fu trasferita all’Accademia delle Belle Arti e nel 1882 depositata alla Pinacoteca di Faenza.
L’opera raffigura la Discesa dello Spirito Santo, che si posa su Maria e gli Apostoli tramite lingue di fuoco durante la Pentecoste.
La composizione è compressa in uno schema centralizzato ed è caratterizzata da una perfetta simmetria bilaterale. La disposizione rispetta una rigida gerarchia dei personaggi: in alto Dio Padre circondato da putti, con la colomba dello Spirito Santo, sotto la Vergine, la cui figura si impone sugli Apostoli che la circondano. A destra è raffigurato San Gregorio Magno, papa e protettore delle confraternite votate al conforto delle anime del Purgatorio, a sinistra San Petronio, patrono di Bologna. I due santi sono in posizione sopraelevata poiché non partecipano all’evento.
L’artista mette perfettamente in pratica i dettami post tridentini molto radicati a Bologna, seconda città dello Stato Pontificio, in cui le decisioni del Concilio di Trento furono portate all’estremo dal Cardinal Paleotti, che divenne il portavoce della nuova funzione della pittura sacra che doveva “docere, movere, delectare”. In quest’opera è evidente la volontà di chiarezza espositiva e dottrinale, mostrata tramite criteri di decoro e verosimiglianza dei gesti e dei sentimenti dei personaggi.

N. inv. 157

Collegamenti a Social Networks