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PINACOTECA DI FAENZA
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Marco Palmezzano (Forlì, 1459 - 1539)

114

Cristo portacroce

Marco_Palmezzano.jpg

tempera su tavola, terzo decennio sec. XVI

cm. 65,5x62,5 (cornice di cm. 8)

 

 

In Romagna l’iconografia dell’ Andata al Calvario sembra avere una grande fortuna. Note sono le opere degli Zaganelli e Girolamo Marchesi in proposito, ma è Marco Palmezzano l’autore che del tema elabora e diffonde una propria invenzione in molteplici copie.

Grazie agli studi di Angelo Mazza sono note infatti più di trenta esemplari dell’artista forlivese o della sua bottega.

Nella formulazione più complessa della scena, accanto al Cristo e al manigoldo, vi sono due personaggi tradizionalmente identificati con Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo. Così è nella tavola della Pinacoteca Comunale di Forlì, datata 1535, e in quella dell’Accademia Tadini di Lovere. La prima opera nota del Palmezzano su questo tema è del 1503. Successivi esemplari hanno molteplici varianti passando dal solo Cristo portacroce al Cristo portacroce tenuto dallo sgherro per la corda, fino alle realtà più complesse e narrative con l’aggiunta di Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo poste su fondo scuro o su luminose vedute di paese.

La tavola faentina è composta con la presenza delle tre figure, oltre al Cristo portacroce, su fondo scuro come la tavola del 1525 del Museo Correr a Venezia, ma con una soluzione unica: l’andamento è qui ribaltato e Cristo è a sinistra mentre a destra sono gli altri tre personaggi nella scena.

E’ possibile, come ha sostenuto Michele Andrea Pistocchi nella giornata di studi di Lovere, che l’opera faentina sia «in parte autografa del maestro (soprattutto nella figura del Cristo) ed in parte, invece, di bottega (per via delle sproporzioni del manigoldo)». Lo stesso Pistocchi in quella occasione ha esaminato un’ incisione ad acquaforte di Francesco Petroncini, realizzata negli anni intorno al 1840, come copia fedele del dipinto faentino.

 

 

 

N.inv.114

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