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Viani Lorenzo

(Viareggio, 1882 - Ostia, 1936)

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Lorenzo Viani nasce a Viareggio il 1º novembre 1882.

Trascorre l’infanzia tra la darsena e il Palazzo, tra la povertà dei marinai e calafati e la superstizione della canaglia, come veniva denominata bonariamente la servitù di Casa Borbone, e il fasto sontuoso di una dinastia in esilio. Frequentò la scuola elementare, ma solo fino alla terza classe, perché l’esperienza scolastica si arrestò per una congenita insofferenza a ogni forma di disciplina. Il tarlo dell’anarchia si era già insinuato nella giovane mente.

Quando il padre fu licenziato dal servizio, la famiglia Viani conobbe la miseria, condizione umana che non era sconosciuta al giovane Lorenzo, poiché egli, a causa del suo carattere ribelle e introspettivo, passava molto del suo tempo girando per i boschi e la spiaggia della darsena viareggina, che rappresentava uno spettacolo quotidiano di miseria e di squallore, e, a contatto con la “canaglia” asservita ai Borboni, il ragazzo, precocemente segnato dalle difficoltà della vita, confessò un giorno alla madre di essere ossessionato dal pensiero della morte.

Nel 1893 viene messo a lavorare nella bottega del barbiere Fortunato Primo Puccini, dove resta come garzone per diversi anni e incontra personaggi di primo piano, come Leonida Bissolati, Andrea Costa, Menotti Garibaldi, Giacomo Puccini, Gabriele D’Annunzio e conosce il pittore Plinio Nomellini, che ebbe un’influenza positiva nella maturazione artistica del ragazzo. Incomincia a disegnare con crescente interesse e un ritratto del musicista Giovanni Pacini attira l’attenzione dei viareggini. Intraprende i suoi primi viaggi esplorativi a Pisa e a Lucca.

Nel 1928 pubblica Angiò uomo d’acqua (28 illustrazioni) e Roccatagliata. Espone 11 opere alla XVI Biennale di Venezia e una vasta selezione della sua produzione a Palazzo Paolina di Viareggio. In questa mostra, presentata da Margherita Sarfatti, è esposto il Grande dormitorio, una summa di tutti i personaggi intravisti o frequentati alla Ruche. Incominciano per il Viani i primi attacchi di asma, malattia che, con alti e bassi, non lo abbandonerà più e lo porterà a soggiornare a Bagni di Lucca e in altre stazioni climatiche. Proprio nel momento poco felice per la sua salute, diventa un artista conosciuto in tutta Italia e le sue esposizioni sono luogo di incontro irrinunciabile per un pubblico colto e internazionale.

Dipinge Georgica (o Le opere del mare, del ciclo e della terra) e pubblica il romanzo autobiografico Ritorno alla patria, che vincerà, ex aequo con Anselmo Bucci, il Premio Viareggio. Pubblica il romanzo autobiografico II figlio del pastore. Partecipa con grande successo alla XVII Biennale di Venezia con Georgica e Veliero. Partecipa quindi a varie serate futuriste e la sua personale a Palazzo Paolina di Viareggio è inaugurata da un discorso di Marinetti.

Viani espone nel 1931, alla I Quadriennale di Roma, Il volto santo. Addirittura Mussolini dimostra interesse per l’opera e per l’autore. In agosto, nuova esposizione personale allo Stabilimento Nettuno di Viareggio. Nello stesso anno pubblica Versilia, ma nuovi attacchi d’asma lo riportano per brevi periodi in ospedale. Riesce con grande fatica, nel 1932, a pubblicare il Bava, ispirato alle gesta del navigatore viareggino Raffaello Martinelli e a esporre alla XVIII Biennale di Venezia, a Livorno e a Viareggio.

Nel 1924 Viani scrive Giovannin senza paura, versione dedicata ai giovani lettori del noto racconto dove il coraggio si lega alla follia. La versione dello scrittore viareggino compenetra alcuni tra gli scritti precedenti tra cui quelli dello Straparola, dei Fratelli Grimm e di Giuseppe Pitré, per citarne alcuni, realizzando una trama più fedele alla realtà dei fatti. L’opera di Viani, pur non contenendo aspetti magici tipici della storia di Giovannino, ripercorre comunque le tappe essenziali del racconto fiabesco.

La storia ci dice che il coraggioso (e folle) protagonista (Giovanni Bianchi) viaggia senza un criterio e quando scopre veramente la paura (dolore), si ravvede e continua a vivere. La storia ha connotati e riferimenti tipici della vita marinaresca dell’inizio del 900 in Versilia e può dirsi uno spaccato delle misere condizioni locali di quel periodo. Morì infine a Ostia nel 1936.

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