Salta navigazione
PINACOTECA DI FAENZA
[t] Apri la barra con i tasti di accesso   [x] Nascondi la barra con i tasti di accesso   [1] Contrasto normale   [2] Contrasto elevato   [3] Testo medio   [4] Testo grande   [5] Testo molto grande   [n] Vai alla navigazione principale   [p] Vai al contenuto della pagina   [h] Home page

Contenuto principale

Mino Maccari (Siena, 1898 - Roma, 1989)

1764

Le amiche d’Arlecchino

36.jpg

olio su tela, 1971

cm. 40x60

Firmato in basso a sinistra: “Maccari”

donazione Bianchedi - Bettoli/ Vallunga, 2010

L'opera è realizzata nell’ultimo periodo della carriera di Maccari, come attesta la data apposta dall’artista sul retro della tela. Il quadro riprende e, per certi versi, riassume alcuni degli aspetti più tipici della sua lunga attività pittorica.

In un ambiente chiuso, indefinito e privo di connotazioni spaziali, tre figure occupano pressoché tutto lo spazio rivolti verso l’esterno. Al centro Arlecchino, ben riconoscibile dal tipico abito multicolore. Gli sono affiancate due donne svestite. L’espressione della prima, a destra, è vagamente beffarda, mentre Arlecchino e la seconda figura femminile sono assorti, concentrati ad osservare una scena che si svolge alla loro sinistra.

L’impostazione della scena ha un evidente taglio fotografico, come di un’azione colta nell’attimo fugace in cui si svolge. La veste cromatica è costruita sul contrasto fra la figura di Arlecchino, il cui abito è costruito da macchie di colori a forti tinte ottenuti accostando prevalentemente i colori primari al nero del copricapo e ad una campitura verde, e le due figure femminili appiattite, a parte i capelli, dalla monocromia dei corpi che quasi si annullano a fianco della folgorante presenza al centro.

Il colore, steso con la rapidità consueta in Maccari, è denso e materico, come se fosse schizzato di getto dai tubetti, tanto da far assumere alla veste cromatica un rilievo quasi scultoreo.

Il soggetto si ritrova di frequente anche in diverse incisioni degli anni Sessanta e Settanta, pubblicate nel fondamentale repertorio delle incisioni di Maccari.

Al confronto con l’aspetto più noto della sua produzione, sia grafica che pittorica, cioè lo spirito satirico incisivo e spesso dirompente, questo dipinto ha un sapore quasi intimistico.
Infatti è privo dei toni volutamente sguaiati e plebei che spesso Maccari esibisce e che, soprattutto nelle pagine de Il Selvaggio, ha per quasi due decenni, dal 1924 al giugno del 1943, lanciato a piene mani contro i bersagli prediletti, cioè gli arrivisti, gli opportunisti e, nel campo della cultura, coloro che si adeguano sempre e comunque.


N. inv. 1764

Collegamenti a Social Networks