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PINACOTECA DI FAENZA
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Xavier Bueno (Vera de Bidasoa, 1915 - Fiesole, 1979)

1751

Ragazza al tavolo con fiordaliso

28.jpg

olio e sabbia su tela, fine anni Cinquanta

cm. 70,5x50,5

donazione Bianchedi - Bettoli/ Vallunga, 2010

Il dipinto della collezione Vallunga non compare nel catalogo generale delle opere di Bueno Xavier, né sui principali cataloghi di mostre dell’artista. Si iscrive tra le opere della fine degli anni ’50 e gli inizi degli anni ‘60, tra gli adolescenti di Petrolio (1954-56, collezione Milano, Fiorellini; Fiesole, Bianco), l’utilizzo del piano di appoggio in Bambina, del 1958 (collezione Forte dei Marmi, Faustini; Fiesole, Bianco); il Bambino al tavolo con garofano, del 1960 e il Ragazzo con violino, del 1964.

Con il Bambino al tavolo con garofano, l’opera faentina condivide l’impaginazione spaziale. Con il mezzo busto del bimbo tagliato da un piano ribaltato, e la presenza dolente e misera del fiore abbandonato, forse "concisa allusione alla povertà, all’umiltà e alla magrezza dei beni che l’uomo possiede".

Identico è invece il modello utilizzato nella tela oggi alla Pinacoteca di Faenza e quello del Ragazzo con violino, opera definita da De Micheli metafora desolata di un intero popolo ingiustamente oppresso.

Oltretutto nell’immagine affiora sulla superficie lancinata della tela la storia personale dell’artista, che è anche metafora della condizione dell’uomo di fronte alla storia: dopo la sconfitta delle forze popolari soverchiate dai franchisti con l’intervento di Hitler e Mussolini, Bueno fu costretto all’esilio.

Ma come scrisse Carluccio, "la Spagna è rimasta nel sangue e nella cultura di Xavier Bueno, come sentimento e come nostalgia". Si tratta allora di un’immagine di quella memoria ferita che ancora ritorna e forse anche di un ritratto preciso, a cui potrebbe alludere il fiordaliso, simbolo di amicizia fedele.

Memoria e realtà vista, dunque, come scrisse Quasimodo nel 1965. Appare ancora una volta calzante il pensiero di De Micheli quando scriveva che "i ragazzi che popolano le sue tele hanno l’evidenza di un ricordo fermo, concentrato e fisso: il ricordo squallido e dolce delle periferie del paese dove ha passato l’infanzia. Questa è la sua Spagna, ogni altra cosa è sparita, assorbita da uno spazio cieco".

N. inv. 1751

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